Ritardi nelle demolizioni: la soluzione dei tecnici per i politici

Il Decreto semplificazioni (Decreto-legge 16 luglio 2020, n. 76, convertito con modificazioni con la Legge 11 settembre 2020, n. 120) ha introdotto alcune modifiche al Testo Unico dell’Edilizia (DPR 380/2001) finalizzate ad accelerare le demolizioni, trasferendo ai prefetti la competenza dopo 180 giorni dall’accertamento dell’abuso edilizio.

Teoricamente la questione sembrerebbe risolta, ma in realtà non sono state affrontate le questioni relative all’aspetto economico, cioè i costi da sostenere, addotti dai Comuni come causa principale delle mancate demolizioni.

Una proposta interessante viene però fornita da ENEA Agenzia nazionale per le nuove tecnologie, l’energia e lo sviluppo economico sostenibile, ente posto sotto la vigilanza del Ministero dello Sviluppo Economico. Pur esistendo dal 2014, la proposta non è mai stata presa in considerazione né recepita in testo di legge.

A settembre 2020 ENEA è stata però contattata per fornire un contributo tecnico per la finalizzazione delle schede progettuali, da sottoporre successivamente alla Commissione Europea in merito all’utilizzazione del Recovery Fund. Nei seguenti paragrafi analizziamo la proposta di ENEA, nella speranza che possa essere ascoltata anche per quanto riguarda il tema delle demolizioni.

 

I mali endemici dell’edilizia italiana

Il ragionamento di ENEA parte dall’analisi di due mali endemici che da tempo infestano l’edilizia italiana: la necessità di rinnovamento, maggiore efficientamento energetico e messa in sicurezza degli edifici e l’abusivismo dilagante.

Relativamente al primo aspetto, soprattutto se si considera il patrimonio edilizio pubblico, bisogna considerare anche gli edifici di valenza storica ed artistica, che richiederebbero investimenti importanti per il rinnovamento, ai quali fanno invece da contraltare le ristrettezze economiche delle finanze pubbliche centrali e locali. Di conseguenza anche municipi, uffici, scuole ed altri edifici, rientranti nel patrimonio edilizio pubblico, versano in condizioni a dir poco critiche.

Molti di essi non assolvono ai requisiti antisismici previsti ed hanno impianti di riscaldamento ed infissi vecchi, condizioni che aumentano gli sprechi energetici che si traducono in bollette più costose.

In riferimento al secondo problema, l’abusivismo edilizio, la situazione è del tutto fuori controllo. Anche in zone dall’alto pregio artistico e paesaggistico spiccano manufatti abusivi, un vero pugno nell’occhio che storpia i panorami delle coste, delle colline e dei promontori italiani.

In realtà il Testo unico delle disposizioni legislative e regolamentari in materia edilizia prevede la demolizione delle opere abusive, ma i comuni italiani fanno fatica a dare seguito a tale disposizione, perché mancano i fondi o per oggettiva impossibilità. In molti casi quindi la sanzione amministrativa si limita ad una multa.

In realtà le spese relative alle demolizioni sarebbero a carico del proprietario del manufatto abusivo, ma le amministrazioni comunali fanno fatica a recuperare tali somme. Dovrebbero quindi loro farsi carico di tutte le spese collegate alle demolizioni, dai compensi per la ditta esecutrice fino ai costi per lo smaltimento dei rifiuti. Il risultato finale è un totale immobilismo, sul quale specula la criminalità organizzata che ne approfitta per incrementare l’abusivismo edilizio.

 

La soluzione di ENEA

Una volta analizzati i principali problemi dell’edilizia italiana, ENEA ha studiato le soluzioni più adeguate.

Innanzitutto permangono le responsabilità penali a carico del responsabile dell’attività abusiva. Inoltre, nel periodo di tempo che va dalla scadenza del termine di 90 giorni per la demolizione fino ad un massimo di 5 anni, al trasgressore andrebbero applicate tutte le imposte che insistono sugli immobili, per un importo tale ad equipararle a 10 volte l’imposta che si dovrebbe pagare per un immobile in regola con le stesse caratteristiche, fino appunto all’obbligo di demolizione.

Sul sito del Comune andrebbe pubblicato l’elenco delle ordinanze di demolizione, e si potrebbe seguire lo stesso iter per quelle opere costruite in parziale difformità dal permesso di costruire, o per le quali è impossibile procedere all’abbattimento (come ad esempio manufatti integrati in un’opera costruita legittimamente). In questi casi potrebbe essere applicata una sanzione maggiore di quella attuale, come una maggiorazione IMU del 200% per le superfici abusive.

I fondi ricavati dalle sanzioni potrebbero poi essere così suddivisi: 40% ad un Fondo per la riqualificazione antisismica e 60% al Comune, da suddividere a sua volta in un 30% per demolire le opere abusive e l’altro 30% per interventi di riqualificazione. Si dovrebbe prevedere infine un elenco annuale delle ordinanze di demolizione per ogni Comune, che avrebbe l’obbligo di portare a termine almeno il 50% delle demolizioni delle opere ogni anno, requisiti fondamentale per accedere all’anno successivo alla quota di spettanza Comunale dei fondi derivanti dalle sanzioni.

Gli interventi finalizzati alla sicurezza antisismica potrebbero essere indirizzati a ristrutturare gli edifici ai fini dell’efficientamento energetico, rendendoli così più sicuri e meno energivori.

 

L’importanza delle giuste strumentazioni per le demolizioni

Le demolizioni rappresentano attività fondamentali per abbattere gli edifici vecchi e poco efficienti, favorendo così la ricostruzione di edifici moderni ed altamente performanti da un punto di vista energetico. Risulta quindi fondamentale utilizzare le giuste strumentazioni per effettuare ogni tipo di demolizione, che richiede macchine innovative ed altamente tecnologiche per garantire interventi efficaci e performanti su ogni tipologia di edificio ed in ogni condizione logistica.

Sul mercato italiano una delle principali realtà del settore, che ha saputo imporsi grazie ad una produzione di macchine demolitrici improntata alla qualità ed all’innovazione tecnologica, è Mantovanibenne. La linea demolizione dell’azienda comprende macchinari innovativi, come le pinze dedicate alla demolizione primaria, i frantumatori per la demolizione primaria e secondaria, gli scapitozzatori, le cesoie per il taglio di metalli ed i grapple per la demolizione e la movimentazione.

La demolizione prevede diversi step, per ognuno dei quali è richiesto un macchinario specifico che deve garantire un lavoro finale sicuro e professionale. Mantovanibenne fornisce ad esempio diverse tipologie di demolitori, da quello standard a quello combinato fino al modello multisistema.

I demolitori griffati Mantovanibenne sono in grado di affrontare le demolizioni più difficili e complesse, garantendo una notevole resistenza ed una forza elevata. I demolitori standard sono dotati di pinze capaci di demolire il cemento armato; i demolitori combinati sono ideali per demolire il cemento rinforzato e le strutture metalliche; i demolitori multisistema sono macchinari estremamente multifunzionali che si adattano alle varie esigenze, in quanto all’occorrenza possono trasformarsi in pinze, cesoie, frantumatori o pinze combinate.

Il parco attrezzi di Mantovanibenne è estremamente ricco e comprende tanti altri macchinari che si adattano perfettamente ad ogni necessità, garantendo un risultato finale professionale, sicuro ed accurato.